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Tensione superficiale

Summary:

Troppo, fino a diventare tutto.

Work Text:

I suoi occhi, i suoi capelli, il suo respiro affannoso, le sue labbra morbide ed umide sulla mia pelle… Era tutto ciò che mi bastava immaginare per concedermi qualche coccola in solitaria. Avevo socchiuso la porta e mi ero distesa sul letto, lasciando il vibratore che ero solita usare accanto a me.
Lentamente, cominciai ad accarezzare la mia pelle, accompagnata dall’immagine di Vivienne che mi sfiorava con delicatezza. Avvertivo sulla pelle i suoi baci ardenti, lenti e caldi dalla mandibola fino al seno. D’istinto portai due dita alle mie labbra, lasciando che si inumidissero. Ormai bagnate, si infilarono sotto la mia maglietta raggiungendo il capezzolo destro: il preferito di Vivienne. Quello che sapevo avrebbe torturato a lungo con la bocca, alternando dolcezza e desiderio.
Lasciai vagare l’altra mano lungo tutto il mio corpo, cedendo alle piacevoli sensazioni che mi stavo regalando. Chiusi gli occhi e inumidii di nuovo le dita tra le mie labbra. Ormai sicure della strada da percorrere, si infilarono oltre il tessuto degli slip con disinvoltura. Accolsi le nuove sensazioni con impazienza, sentendo le guance ormai in fiamme.
‹‹Hai dimenticato di chiudere la porta?››.
Fui colta di sorpresa dalla sua voce. Aprii gli occhi, ma le dita non si fermarono. Mi voltai verso di lei con un sorriso malizioso, consapevole della reazione che avrei scatenato. E non sbagliai: Vivienne, appoggiata con nonchalance alla porta, ricambiò il sorriso mordendosi le labbra.
‹‹Magari non volevo chiuderla, no?››, risposi lasciandomi sfuggire un gemito.
‹‹Allora continua››, ordinò guardandomi dritta negli occhi, il sorriso quasi svanito.
Quella frase mi colpì dritta allo stomaco e fece nascere qualcosa di più animalesco dentro di me. Avvertivo l’irrefrenabile urgenza di provocarla, di stuzzicarla finché non fosse lei a cedere.
‹‹Meglio che ti godi appieno lo spettacolo, allora››. Cominciai a sfilarmi gli slip sotto il suo sguardo attento. Me ne liberai con lentezza, poi mi accertai che le mie gambe si aprissero con lentezza, lasciandole una visuale chiara. Il suo sguardo si fece più scuro, le labbra si socchiusero mentre gli occhi si posavano avidi su di me.
‹‹Ivy…››, sussurrò sofferente, le dita che si chiudevano in pugni per non cedere.
‹‹Dimmi, Vivienne››, risposi continuando a muovere le dita senza distogliere lo sguardo.
‹‹Giuro che ti raggiungo… e ti faccio implorare di fermarmi››.
La sua voce era roca, quasi spezzata. Eppure, il suo tono era così sicuro, gli occhi pieni di desiderio.
‹‹Non capisco perché tu sia ancora lì allora…››, risposi afferrando il vibratore accanto a me.
Non aspettò altro. Mi raggiunse con passo svelto e sicuro. Mi sfilò il vibratore dalla mano e lo posizionò accanto alla mia testa, senza dire una parola. Non mi diede tempo per pensare, le sue labbra erano già su di me, sul mio collo, sulla mia bocca, frenetiche più che mai. La sua lingua non mi lasciava scampo – e io non volevo scampo. Mi stava piacendo. Troppo.
Dopo aver sollevato la maglietta con un movimento rapido, le sue labbra si chiusero attorno al suo capezzolo preferito negandogli qualsiasi tipo di tregua. Il piacere mi raggiunse altrove e, d’istinto, alzai i fianchi per strofinarmi contro di lei in cerca di sollievo. All’improvviso, avvertii una vibrazione accanto a me: Vivienne aveva acceso il dispositivo. Tuttavia, lo aveva lasciato lì, proprio di fianco a me perché potessi ascoltarlo mentre continuava a strapparmi gemiti grazie alla sua lingua rovente.
‹‹Guarda come vibra, senti che bel suono…››, sussurrò mentre le dita torturavano i miei capezzoli. ‹‹Ora immaginatelo un po' più giù››.
Poi lo afferrò, e pian piano lo fece scorrere sul mio collo fino ad arrivare al seno. Di nuovo, prese a torturare i miei punti sensibili, facendomi fremere dal desiderio.
‹‹Dove lo vuoi, amore?››, mi chiese con un sorriso malizioso, sicuro.
Mentre percorreva tutto il mio addome con il vibratore, anche lei si abbassò, inginocchiandosi ai piedi del letto. Mi inondò l’interno cosce di baci sensuali e di morsi che mi facevano sussultare senza sosta. Non appena avvicinava il dispositivo lì dove più lo desideravo, i miei fianchi si sollevavano per cercare quel contatto che lei continuava a negarmi. Le afferrai i capelli, disperata.
‹‹Non mi hai risposto››, mi rimproverò.
‹‹Tra le mie cazzo di gambe, Vivienne››, cercai di essere quanto più dura possibile, ma la mia voce ansimante mi tradì.
‹‹La mia bimba implora così bene… lo so che stai soffrendo. Ora apri bene le gambe, ti accontento››.
Il mio cuore perse dei battiti a quella frase. M’infiammai tutta, non riuscivo più a contenermi. Non c’era più modo di contenere né i miei gemiti, né il mio respiro corto. E fu ancora peggio quando, con un gesto fluido, sicuro, lo posizionò proprio lì dove lo desideravo. Ma non a piena potenza. No.
Solo quel tanto che bastava a farmi tremare… e a volerne ancora di più. I cerchi che disegnava su di me mi portavano sempre di più sull’orlo della follia, in quei momenti non riuscivo più a riconoscermi. Ero completamente sua, pronta ad eseguire qualsiasi suo ordine pur di arrivare al piacere.
Non appena aumentò la potenza, infiniti versi osceni scapparono dalle mie labbra. Sentivo le gambe tremare, il cuore correre all’impazzata. I miei occhi cominciarono a socchiudersi. Ero pronta ad accogliere quella sensazione che avevo tanto rincorso.
La mano di Vivienne trovò i miei capelli e li afferrò, violenta. Mi costrinse a sollevare la testa.
‹‹Occhi aperti, bimba. Lo so che stai per venire, voglio vedere la tua espressione››.
E anche in quel momento, mentre i miei occhi cercavano di vagare altrove, li costrinsi a guardarla mentre faceva scorrere il vibratore su e giù su di me per farmi impazzire completamente. Anche quando fui presa dagli infiniti spasmi e cominciai a urlare il suo nome, il mio sguardo non la lasciò mai.
Non appena pensai che fosse finita, Vivienne non rallentò. Continuò a muovere il vibratore con una calma spietata, senza darmi tregua. Mi guardava e sorrideva, c’era qualcosa di quasi cattivo nel suo sguardo. Il piacere si trasformò in qualcosa di più profondo, quasi doloroso, mentre il mio corpo tremava sotto la sua volontà.
‹‹Vivienne… sono venuta, fermati››, la implorai cercando di spostarmi.
Ma lei mi raggiunse, continuando a tenere il vibratore in posizione, senza alcuna pietà. Mi bloccò le gambe con le sue, impedendomi ogni fuga.
‹‹Lo so che, ma ti ho giurato che non mi sarei fermata. Ora vieni di nuovo per me››, mi sussurrò all’orecchio mentre mi lasciava tanti piccoli baci sulla guancia, quasi per addolcire la tortura.
Ogni fibra dei miei muscoli tremava, mentre una scossa elettrica mi percorreva la schiena. La mia mente era completamente in tilt, combattuta tra il piacere e il dolore.
‹‹Non ci riesco, ti prego››, gli occhi mi si riempirono di lacrime mentre le mani afferravano le lenzuola del letto. Vivienne rise di gusto.
‹‹Non c’è altro modo. Devi venire così, piangere non serve. Lo so che ce n’è un altro dentro di te, lasciati andare››.
E così, mentre applicava pressione col vibratore, tra bruciore, dolore e piacere cominciai ad ansimare di nuovo. Non riuscivo più a capirne nemmeno il motivo.
‹‹Così, bimba… guarda quanto ti piace››, mi incoraggiò, i suoi baci non cessavano.
Venni di nuovo. Le lacrime cominciarono a rigare calde il mio viso, mentre la mia mente era accecata dal puro caos.

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