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Unexpected Bonds [Hyunlix]

Summary:

Felix inizia il suo primo anno di università con entusiasmo, sogni pieni di danza e la convinzione che nulla possa davvero complicargli la vita.
Incontra Han Jisung: chiacchierone, imprevedibile e impossibile da ignorare.
In pochissimo tempo i due diventano inseparabili, tra lezioni, anime, manga e conversazioni che sembrano non finire mai.

Entrare nel mondo universitario, però, significa anche avvicinarsi inevitabilmente al gruppo di amici di suo fratello maggiore Minho e soprattutto a Hwang Hyunjin.

Arrogante, provocatorio e incredibilmente bravo a farlo innervosire, Hyunjin sembra avere un talento naturale per metterlo alla prova. Eppure, per mantenere la pace nel gruppo, Felix è costretto a sopportarlo anche quando ogni incontro con lui si trasforma in una sfida.

Tra amicizie improvvise, battibecchi continui e sentimenti che diventano sempre più difficili da ignorare, l'università potrebbe rivelarsi molto più complicata - e pericolosamente interessante - di quanto Felix avesse mai immaginato.

Notes:

Salve, sono viva! ✨
Sì, lo so, è passato un po' dall'ultima volta che ho pubblicato qualcosa ma ho avuto il classico "blocco dello scrittore" e ora sono tornata con questa storia per provare a sbloccarmi un po'.
Spero che vi piaccia e prometto che sarà una lettura leggera!

Volevo anche dirvi che non so ancora quante volte alla settimana riuscirò ad aggiornare.
Non ho la storia completa pronta, scriverò un capitolo alla volta quindi ci vorrà un po' più di tempo e, anche se non è una delle mie solite storie su Haikyuu, spero davvero che vi possa comunque piacere!

Chapter Text

Lee Felix era sempre stato il tipo di ragazzo capace di illuminare una stanza semplicemente entrando. 

Solare, disponibile, pieno di vita, possedeva un entusiasmo genuino che contagiava chiunque gli stesse accanto.
Non gli costava nulla fermarsi ad aiutare qualcuno, ascoltare un amico o regalare un sorriso sincero a uno sconosciuto. 

Dentro di lui sembrava esserci una scintilla costante, un'energia irrequieta che trovava il suo sfogo più naturale nella danza.
Ballare era sempre stato il suo modo di esprimersi, senza barriere o filtri, al cento per cento. 
Quando si muoveva, quando la musica gli attraversava il corpo e guidava ogni passo, Felix sentiva che tutto trovava il proprio posto. 

Per questo, dopo il diploma, aveva deciso di coltivare quella passione senza più rimandare, iscrivendosi a una delle università più prestigiose di Seoul, famosa proprio per il suo dipartimento artistico.

La stessa università in cui studiava anche suo fratello maggiore, Minho.

Tre anni di differenza, caratteri completamente diversi ma un legame forte, fatto di battibecchi, prese in giro e di quella complicità che solo due fratelli riuscivano ad avere.

La sveglia trillò all'improvviso sul comodino, rompendo il silenzio della stanza ancora immersa nella penombra del mattino.
Felix emise un mugolio soffocato nel cuscino e allungò un braccio fuori dalle coperte, cercando il telefono alla cieca. 
Le dita sfiorarono lo schermo più volte prima di riuscire finalmente a spegnere l'allarme riportando il silenzio totale nella stanza ma lui non si mosse.
Rimase steso, con i capelli biondi sparsi sul cuscino e il viso affondato nella federa, godendosi ancora per qualche istante il tepore rassicurante delle coperte.

Sbuffò piano.

Lasciare quel piccolo rifugio caldo per affrontare il primo giorno di lezioni sembrò improvvisamente una pessima idea.

Si girò su un fianco, strizzando gli occhi mentre la luce filtrava tra le tende chiare della finestra. 

La città si stava già svegliando fuori ma il letto sembrava infinitamente più invitante. Alla fine, però, Felix si arrese alla realtà e con un sospiro esagerato si tirò su a sedere, passandosi una mano tra i capelli spettinati prima di trascinarsi fuori dal letto.

Il pavimento freddo lo fece rabbrividire leggermente mentre attraversava la stanza e si dirigeva in bagno.
Aprì l'acqua della doccia e si infilò sotto il getto tiepido quasi subito, lasciando che il calore gli rilassasse i muscoli ancora intorpiditi dal sonno, rimanendo qualche minuto sotto l'acqua, abbastanza da sentirsi leggermente sveglio.
Quando uscì i capelli biondi gli cadevano morbidi sulle spalle, ancora grondanti d'acqua.

Una volta giunto davanti allo specchio li raccolse con gesti rapidi in un mezzo chignon disordinato sulla nuca, lasciando alcune ciocche più corte libere di incorniciargli il viso.

Si lavò i denti in fretta, poi tornò in camera.Davanti all'armadio rimase qualche secondo a fissare i vestiti, ancora mezzo addormentato. Alla fine scelse qualcosa di semplice: una felpa azzurra larga, morbida, con le maniche leggermente troppo lunghe e un paio di jeans baggy neri che cadevano larghi sulle gambe.

Si infilò i suoi anfibi platform preferiti, ormai consumati ma incredibilmente comodi, e prese lo zaino che aveva preparato la sera prima, controllando velocemente che dentro ci fossero quaderni, portafoglio e cuffie.
Una volta pronto, uscì dalla stanza e scese le scale che portavano al piano inferiore.

La casa, però, era stranamente silenziosa.

Felix entrò in cucina aspettandosi di trovare almeno qualcuno dei genitori, magari sua madre intenta a preparare il caffè o suo padre già pronto per uscire, invece, non c'era nessuno.

Corrugò appena la fronte.

Sul tavolo notò un post-it giallo attaccato vicino alla zuccheriera.
Si avvicinò e lo lesse rapidamente:

"Tesoro, io e papà staremo via fino al weekend per un impegno di lavoro fuori città, ho avvisato Minho ma sapendo della sua sbadataggine ho deciso di avvisare anche te, fate i bravi, vi vogliamo bene"

Felix sospirò piano, arricciando il naso e con un gesto distratto staccò il foglietto e lo accartocciò, lasciandolo cadere nel cestino.

«Fantastico...» borbottò tra sé.

Si guardò intorno e scosse impercettibilmente il capo pensando che probabilmente Minho stesse ancora dormendo al piano di sopra ma la cosa non lo sorprese, non sarebbe stata la prima volta.

Felix si avvicinò alla macchina del caffè e si preparò una tazza veloce, appoggiandosi al bancone mentre ne beveva qualche sorso. 

Il gusto amaro gli fece arricciare appena le labbra ma lo aiutò a sentirsi un po' più sveglio.

Sistemò meglio lo zaino sulla spalla e si diresse verso l'ingresso. Prima di uscire, però, alzò la voce in modo da poter raggiungere il piano superiore.

«Minho!» lo chiamò 
«Se non ti alzi adesso farai tardi!» 

Aggiunse e aspettò qualche secondo ma non arrivò alcuna risposta.

Il minore scosse la testa con un piccolo sorriso divertito, già immaginando il fratello ancora sepolto sotto le coperte e aprì la porta d'ingresso, richiudendosela successivamente alle spalle mentre l'aria fresca del mattino gli sfiorò il viso.

Le strade di Seoul erano già vive di movimento: macchine, autobus, studenti che camminavano in fretta verso le fermate della metro.
Felix si infilò le cuffie, iniziando a camminare con passo leggero.

Il suo primo giorno all'università era appena iniziato e nonostante la pigrizia del risveglio, dentro di lui cresceva quella familiare scintilla di eccitazione.

Un nuovo capitolo stava per cominciare.

Una volta arrivato all'università, rimase per qualche istante fermo davanti all'ingresso principale, con lo zaino appeso a una spalla e le mani infilate nelle tasche della felpa. 


L'edificio era ancora più imponente di quanto lo ricordasse dalle foto sul sito: alte vetrate riflettevano il cielo chiaro del mattino e un continuo flusso di studenti entrava e usciva dalle porte automatiche, parlando tra loro, ridendo o camminando di fretta con i telefoni in mano.
Felix inspirò profondamente, lasciando che l'aria fresca gli riempisse i polmoni.

Sentì quella familiare scintilla di entusiasmo accendersi dentro di lui.

Era davvero lì.

Con passo leggero entrò nell'atrio, osservando con curiosità tutto ciò che lo circondava: bacheche piene di annunci, poster di spettacoli di danza, studenti che si salutavano come se si conoscessero da anni.

Prima di tutto si diresse verso la segreteria per consegnare gli ultimi documenti rimasti. 

L'ufficio era abbastanza affollato, con una breve fila di studenti davanti al bancone. Attese il suo turno tamburellando distrattamente le dita sullo zaino, osservando le cartelle che passavano da una mano all'altra.

Quando arrivò il suo turno, consegnò i fogli con un sorriso educato.
La segretaria li controllò velocemente, digitò qualcosa al computer e poi annuì.

«Qui risulta tutto nella norma, con questi documenti lei risulta ufficialmente iscritto al primo anno.»

Felix, a quelle parole, tirò un piccolo sospiro di sollievo.

«Perfetto, grazie mille e buona giornata!»

Esclamò uscendo poi dall'ufficio, sentendosi già più leggero, controllando l'orario sul telefono prima di dirigersi verso l'edificio dove si sarebbe tenuta la sua prima lezione.

Fu solo quando entrò nel corridoio principale che si rese conto di un piccolo, enorme problema.

L'edificio era gigantesco.

Davanti a lui si aprivano lunghi corridoi che si diramavano in più direzioni, scale che portavano a piani diversi e file interminabili di porte numerate.
Felix si fermò nel mezzo del corridoio, sbuffando piano mentre si mordicchiava nervosamente il labbro inferiore.

"Minho, dannazione... fai davvero pena a dare indicazioni..." pensò, sospirando pesantemente.

Suo fratello la sera prima gli aveva spiegato velocemente dove andare ma ora che si trovava lì dentro quelle spiegazioni gli sembravano incredibilmente vaghe.

Si guardò attorno cercando qualcosa che potesse aiutarlo e finalmente notò una grande piantina dell'edificio affissa su una parete.

Si avvicinò, osservò in silenzio.

Aggrottò la fronte e seguì le linee con lo sguardo, poi con il dito andando avanti fino a quando non tornò indietro.

«Ok, io sono... qui?» mormorò piano, non molto convinto.

Passò almeno un minuto buono a cercare di orientarsi, spostando il dito da un corridoio all'altro, confondendosi più di una volta.
Quando finalmente capì dove si trovasse l'aula, sgranò leggermente gli occhi.

«Secondo piano...»

Guardò l'orario sul telefono e il cuore gli fece un piccolo salto.

"Oh no" sbiancò.

Partì quasi di corsa lungo il corridoio, zigzagando tra gli altri studenti. 
Raggiunse le scale e le salì due gradini alla volta con lo zaino che rimbalzava leggermente sulla schiena.

Arrivò a destinazione con il respiro un po' affannato e si guardò rapidamente attorno fino a individuare il numero dell'aula.

Quando entrò, si accorse con sollievo che il professore non era ancora arrivato.

«Ci sono...» mormorò tra sé.

Si infilò rapidamente in uno dei posti liberi a metà aula e si lasciò cadere sulla sedia, appoggiando lo zaino accanto a sé. 

Rimase qualche secondo a recuperare fiato, passandosi una mano tra i capelli biondi mentre alcune ciocche sfuggivano dal mezzo chignon, sollevando poi le maniche della felpa azzurra fino ai gomiti, tirando fuori, infine, il quaderno e una penna.

Pochi minuti dopo il docente entrò in aula.

Un uomo sulla cinquantina, con gli occhiali sottili e un'espressione seria, posò la borsa sulla cattedra e iniziò quasi subito a parlare.

La lezione di storia della danza contemporanea ebbe inizio.

Felix ascoltò con attenzione mentre l'uomo spiegava le origini del movimento contemporaneo, parlando dei coreografi che avevano rivoluzionato la danza nel ventesimo secolo e del modo in cui avevano rotto con la rigidità del balletto classico.
Il biondo prese appunti con cura, sottolineando alcune parole e annotando velocemente alcune date.

All'improvviso la porta dell'aula si spalancò con un colpo secco e Felix sobbalzò sulla sedia.
Anche il professore si fermò a metà frase e tutti gli studenti si voltarono verso l'ingresso.

Sulla soglia comparve un ragazzo con i capelli castani leggermente spettinati, chiaramente affannato, il petto che si alzava e abbassava velocemente come se avesse appena corso una maratona.
Quando si rese conto di avere addosso gli occhi di tutta la classe, si inchinò più volte di fila.

«Scusatemi— scusatemi davvero!» mormorò tra un respiro e l'altro.

Il docente si pizzicò il ponte del naso con aria stanca.

«Si sieda.» disse con tono piatto. 

«Non ha iniziato bene questo nuovo anno.»

Il ragazzo sorrise imbarazzato, grattandosi la nuca.

«Mi impegnerò, professore.» rispose. 

«A differenza dell'anno scorso.» aggiunse poi e qualcuno ridacchiò piano tra i banchi ma il nuovo arrivato ignorò la cosa e si guardò attorno in cerca di un posto libero, notando quello accanto a Felix. 

Si avvicinò velocemente e si sedette cercando di fare meno rumore possibile mentre il professore riprendeva la spiegazione.

Felix lo osservò di sottecchi.

Aveva un'aria particolare. 

Un misto di energia e caos.

Come se percepisse quello sguardo, il ragazzo si voltò verso di lui.

Gli rivolse un sorriso ampio e luminoso, poi gli porse la mano.

«Han Jisung, piacere» sussurrò.

Felix rimase leggermente sorpreso ma la strinse comunque.

«Lee Felix.» rispose piano. «Piacere mio.»

Jisung annuì soddisfatto e tornò a guardare avanti.
Felix lo osservò ancora per qualche secondo prima di tornare alla lezione.

Il tempo passò lentamente.

Dopo circa due ore, però, Felix iniziò a percepire un movimento costante accanto a sé.

Jisung si agitò sulla sedia.

Sospirò.
Si spostò.
Sospirò di nuovo e prese a tamburellare le dita sul banco.

Il biondo lo guardò divertito con la coda dell'occhio, stava per chiedergli se qualcosa non andasse quando il castano parlò per primo, a bassa voce.

«Mi sto annoiando» ammise con tono tragico. 

«Ora ricordo perché l'anno scorso non seguivo le sue lezioni» mormorò subito dopo e Felix alzò gli occhi al cielo, trattenendo una risata.

«Tieni duro» sussurrò. 
«Manca poco» lo avvisò.

Jisung sospirò ancora più forte, annuendo leggermente

«Per fortuna...»  rispose, poi posò lentamente la testa sul banco e chiuse gli occhi.

Quando finalmente la lezione terminò, il brusio degli studenti riempì immediatamente l'aula.

Felix si alzò dalla sedia e iniziò a raccogliere le sue cose, infilando quaderno e penna nello zaino.

Fu allora che notò Jisung.

Era rimasto esattamente nella stessa posizione.
Testa sul banco, immobile.

Il biondino ridacchiò piano e si avvicinò alla sua figura, scuotendolo leggermente per una spalla.
Il diretto interessato, dopo qualche istante, sobbalzò di colpo sollevando la testa con uno sguardo terrorizzato e Felix scoppiò a ridere senza riuscire a trattenersi.

«La lezione è finita.» disse tra le risate.
«Sei libero.»

Jisung sbatté le palpebre un paio di volte, ancora confuso, poi si raddrizzò di scatto.

«Oh- davvero?!»

Felix annuì e il castano si alzò immediatamente.

«Grazie per avermi avvisato!» disse.

«Di nulla, figurati...» rispose e si rimise lo zaino in spalla, avviandosi verso l'uscita ma la voce di Han lo fermò.

«Aspetta!»

Felix si voltò.

«Dove vai ora?»

«Alla prossima lezione...?» rispose lui, confuso e l'altro sbuffò divertito.

«Si, questo l'avevo intuito, intendevo... che lezione hai ora?»

Felix a quelle parole si diede mentalmente dell'idiota e, dopo aver controllato sul telefono l'orario della giornata, avviso l'altro di avere inglese e lo vide rattristarsi
«Io ho anatomia... che peccato» esclamò e subito dopo gli afferrò il braccio infilandogli qualcosa nella mano.

Un foglietto piegato.

«A dopo, Lix!» disse con tono allegro e, prima che Felix potesse dire qualcosa, sparì tra la folla di studenti che uscivano dalle varie aule.

Il biondo rimase fermo qualche secondo, poi aprì il foglietto.

Un numero di telefono.

Lo fissò per qualche istante prima di sospirare piano, con un piccolo sorriso sulle labbra, e infilare il foglio nello zaino.

Quel ragazzo era decisamente strano ma, in qualche modo, lo incuriosiva davvero.