Chapter Text
La notte è stata tranquilla e priva di ulteriori, spiacevoli sorprese, e il mattino seguente Kim Cheol si sente come nuovo e pronto a spaccare il culo a qualche fastidiosa orecchia a punta. Di tanto in tanto, nota che Seong Jin Wu lo osserva e sembra perplesso, nel migliore dei casi, o a volte addirittura preoccupato. Ma lui sta bene, alla grande anzi, non c’è proprio nulla di che preoccuparsi. Quel giorno si darà da fare per recuperare il tempo perso a causa dello strano, precedente malessere, parola di tanker.
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Mentre solleva lo scudo e devia le frecce degli elfi dei ghiacci. Mentre bilancia la sua ascia e fa a pezzi un paio di quei mostri in un colpo solo. Mentre si sposta con rapidità e grida per attirare l’attenzione dei nemici, e permettere così al cacciatore Seong di sfoltire i ranghi di quelle infide creature. Mentre si getta nella mischia e mette scompiglio nelle fila delle orecchie a punta. Non si rende perfettamente conto di quel che realmente sta accadendo, tuttavia un formicolio dentro di lui lo avverte che c’è qualcosa di strano, qualcosa che non comprende fino in fondo. Ma sul momento è veramente troppo impegnato per trovare il tempo di analizzare quella strana sensazione. Più tardi, forse; quando si saranno liberati di quel gruppo di elfi dei ghiacci che è più numeroso di quanto si aspettassero e li impegna per tutta l’ora seguente.
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Ha il respiro pesante e il sudore gli cola negli occhi, ma un sorriso soddisfatto arriccia le sue labbra e il dolore ai muscoli non è troppo fastidioso.
Dopo essersi assicurato che non sia rimasto indietro nessun elfo vivo, Seong Jin Wu gli si avvicina, con uno sguardo indecifrabile e movimenti più prudenti del solito. Kim Cheol sfarfalla le ciglia, quando il cacciatore Seong gli si ferma di fronte.
«Che c’è?» domanda perplesso.
Seong Jin Wu reclina il capo, indeciso. «Non lo so. Dimmelo tu.»
Lo fissa interdetto, senza capire. «Di cosa parli?» indaga dubbioso.
«Non ti sei reso conto di nulla?»
Schiude le labbra, sempre più confuso. «Rendermi conto di cosa?» si impensierisce a quel punto.
Il cacciatore Seong sospira, sembrando parecchio frustrato. «A volte mi chiedo se ci sia qualcosa, lì dentro la tua testa» bercia stizzito.
Dovrebbe offendersi. Il problema è che l’espressione dell’altro è troppo strana e gli mette ansia. Il tempo per offendersi, al momento, non ce l’ha proprio.
«Spiegami, per favore» chiede, perché ha davvero bisogno di capire che cosa, esattamente, ha visto il cacciatore Seong che invece, come al solito, a lui è del tutto sfuggita.
«La battaglia di oggi è stata molto più squilibrata rispetto alle precedenti. Questo, almeno, lo hai notato?»
«Euh…» tituba. Si sforza di ricordare i dettagli della loro ultima caccia. «Le maledette orecchie a punta sembravano meno in gamba rispetto ai loro colleghi dei giorni scorsi» conviene, stringendosi nelle spalle. «È una buona cosa, dopo tutto. No?»
Seong Jin Wu chiude gli occhi e trae un lento respiro. «Kim Cheol» esordisce, facendolo tendere d’ansia suo malgrado. «Gli elfi dei ghiacci di oggi erano esattamente allo stesso livello dei precedenti. E, aggiungo, ogni tanto potresti provare a usare un po’ del tuo mana per sondare la forza del nemico, invece di gettarti a occhi chiusi nella battaglia come un idiota.»
Kim Cheol arrossisce bruscamente e incassa la testa nelle spalle. «Io…» tentenna, abbassando gli occhi.
Nel frattempo Seong Jin Wu si è avvicinato ulteriormente, fin quasi a sfiorarlo, e Kim Cheol deglutisce, incerto sulle sue intenzioni e imbarazzato perché il suo odore continua ad avere un effetto nefasto sul suo autocontrollo.
«Qualcosa è cambiato» scandisce Jin Wu, serio. «E tu, ovviamente, non te ne sei reso conto.»
«Uhm» borbotta interdetto, avvertendo il suo cuore accelerare.
Seong Jin Wu contrae la mascella. Sembra a tanto così dal perdere definitivamente la pazienza. Ma prende un ulteriore, lungo, sofferto respiro e, per grazia di qualche sconosciuta divinità, ritrova un minimo di calma, sufficiente a non ammazzarlo di botte se non altro.
«Kim Cheol» mormora, invocando calma e pace interiore quando, al contrario, la sua voce vibra per la frustrazione. «Tu sei salito di livello.»
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Kim Cheol ha la mascella molle e gli occhi fuori dalle orbite, mentre fissa stralunato il cacciatore Seong. «Io… cosa?» rantola frastornato.
Jin Wu sospira. «La tua energia magica è aumentata. Attingi a una quantità di mana superiore rispetto a quanto eri abituato a fare. Insomma: sei più potente» sbotta impaziente.
«Ma… Ma…» biascica il tanker, a quanto pare senza riuscire a mettere in fila un ragionamento sensato. Jin Wu non è troppo sicuro che sia una notizia positiva: concedere più potere a gente che non sa come gestirlo… Che grossa idiozia. «Com’è possibile?» esclama con sguardo vacuo.
Sospira di nuovo, perché ora pare gli tocchi di dare spiegazioni che non possiede a uno sciocco che non è troppo sicuro che capirebbe, né in che modo reagirebbe. Ma lasciarlo allo sbando non è un’opzione.
«Non ho una risposta certa. Ho un’ipotesi plausibile, se ti basta.» Il tanker annuisce febbrilmente. Ah, beh: beati i semplici di spirito, come si dice. «Potrei accidentalmente averti trasferito una parte delle mie potenzialità, la qual cosa spiegherebbe, fra l’altro, anche quel tuo strano malessere di ieri.»
«Ehm… Non ho capito.» E quando mai.
Jin Wu prende a camminare in tondo, sfregandosi un palmo sulla nuca e riflettendo sulle conseguenze di alcune sue azioni non sufficientemente ponderate. L’unica cosa di cui si rallegra è che, se non altro, Kim Cheol sembra una persona a posto. Cioè, lo è, almeno da quel che ha potuto vedere in quei giorni. Ma probabilmente dovrebbe prestare più attenzione a chi frequenta e, soprattutto, a come lo frequenta. Non che il sistema lo abbia mai messo in guardia sulle conseguenze di un rapporto sessuale con qualcuno. Avrebbe potuto. Anzi, che diamine: avrebbe dovuto! A meno che non ci fosse una qualche postilla scritta in caratteri lillipuziani in fondo a qualche noioso paragrafo… Mh… Che fregatura.
«Jin Wu?» pigola Kim Cheol, ancora fermo in mezzo alla neve insanguinata e con uno sguardo da cane bastonato. Gesù, quel ragazzo lo farà impazzire.
Scuote la testa. «Non lo so. È accaduto qualcosa di imprevisto, l’altra notte, quando abbiamo fatto sesso.» Kim Cheol arrossisce. Quel ragazzo è proprio bizzarro: se ne va in giro, la maggior parte del tempo, a fare il gradasso, e poi diventa una gelatina tremante e appiccicosa quando si parla di rapporti intimi. «Non c’era nessun indizio che potesse accadere. Eppure non trovo altre possibili spiegazioni. L’unica variabile è proprio quel preciso momento. In precedenza non era mai successo, quindi ritengo che sia la spiegazione più probabile.»
«Ma… quindi…» balbetta, grattandosi la testa, incerto e visibilmente imbarazzato. «Se tu… s-se noi…» si schiarisce la voce, dondolandosi sui talloni. «Io… divento più forte?» bisbiglia, gli occhi sgranati e un tono curiosamente reverente.
«Suppongo» concede a malincuore.
«Mh… E quella spiacevole sensazione di andare a fuoco, allora…»
«Posso ipotizzare che sia la reazione del tuo organismo a un improvviso e probabilmente eccessivo afflusso di energia magica. Una sorta di adattamento alla nuova condizione.»
«Oh…» sospira, sembrando crucciato. «Quindi…» Ora la sua espressione sembra invece piuttosto triste. A che diavolo starà pensando? Oh, no… «Non possiamo più… ecco…»
«Kim Cheol» sibila, vibrando seccato. «Di tutto quel che è stato detto, in testa ti è rimasto solo questo?»
I suoi occhi, ora, sono liquidi e un po’ disperati. «Ma, Jin Wu… Io, ecco, speravo che, sai, potevamo stare insieme, una volta usciti da qui.»
Jin Wu batte le palpebre, interdetto. «Non ce la posso fare» borbotta fra sé, prendendo a calci la neve e qualche cadavere di elfo dei ghiacci.
