Chapter Text
Quando si sveglia, scopre molte particolarità tutte insieme: innanzitutto, è ancora notte e non riesce a capacitarsi del motivo per cui sia già sveglio; inoltre si ritrova nel letto da solo, ma protetto da una pesante coperta, il che spiegherebbe come mai non ha patito il freddo; per ultimo e come fatto più angosciante, prende atto che Jin Wu non è più nei paraggi. Con un po’ d’ansia, si chiede se non abbia deciso di andarsene, senza neppure avvisarlo. La coperta, che si stringe sulle spalle quando si risolve ad alzarsi, gli dà qualche speranza che le cose non stiano così. La luce fredda e fioca, che proviene dal salotto, rinfocola le sue speranze. Un lieve sorriso distende le sue labbra, quando si fa avanti e individua la familiare figura di Seong Jin Wu seduto al tavolo e intento a fissare lo schermo del portatile di Kim Cheol.
Lentamente, il proprietario della casa e del portatile si avvicina, provando vanamente a non fare troppo rumore. Ma, prima che riesca a raggiungerlo, Jin Wu solleva lo sguardo e lo fissa interdetto, in seguito si alza e gli va incontro, turbato.
«Ti ho svegliato?» bisbiglia, scrutandolo con incertezza.
«No, non lo hai fatto. Mi sono svegliato da solo. Probabilmente sentivo la tua mancanza» scherza (ma nemmeno troppo).
Jin Wu sbuffa una minuscola risata, prima di tornare serio. «Stai bene?» chiede apprensivo.
«Sì» conferma, posando un piccolo bacio sulle sue labbra contratte. «Grazie per la coperta» aggiunge, mostrandola ancora avvolta alle sue spalle.
«Sei proprio freddoloso» commenta Jin Wu con un lieve sorriso. Ma a un tratto la sua espressione si rabbuia. «Purtroppo non sarà sufficiente» considera amareggiato.
Kim Cheol aggrotta le sopracciglia, poi rammenta il suo portatile acceso e lo fissa un momento. «Stai ancora cercando qualcosa per il fuoco» comprende. Storce il naso. «Ma per forza di notte devi farlo? Preferivo averti con me sotto le lenzuola. Sei più caldo della coperta» protesta capriccioso, facendo tornare il sorriso sulle labbra di Jin Wu. Lo circonda con le braccia e, suo malgrado, torna con l’attenzione sullo schermo del portatile, pensieroso. «Hai già trovato qualcosa di utile?» arrischia, immaginando già la risposta in base alla smorfia amareggiata del compagno.
«La maggior parte dei manufatti non sono adatti a quel che ci serve. Ci sarebbero due articoli che, potenzialmente, potrebbero fare al caso nostro ma… Guarda. Sono assurdamente costosi!» ammette impotente, mostrandogli le poche opzioni che è riuscito a scovare in quelle ore.
«Potresti chiedere un prestito al tuo amico Yu Jin Ho» arrischia incerto, mentre si fa due conti a mente e il suo stomaco si stringe di apprensione.
Jin Wu però scuote la testa, sembrando perfino più sconsolato di poco prima. «Impossibile. Il padre lo ha cacciato di casa e gli ha chiuso tutti i conti» commenta, abbastanza amareggiato.
Kim Cheol lo fissa sbalordito. «Come sarebbe? E perché mai?!» si sorprende.
«Perché Jin Ho ha avuto la cattiva idea di informare suo padre che preferisce lavorare per la nostra gilda non ancora esistente, piuttosto che per la sua… E il signor Yu non l’ha presa troppo bene.»
Kim Cheol sbuffa esasperato e leva gli occhi al cielo. «Non so proprio chi dovrei biasimare di più: il ragazzino, che ha ben pensato di far incazzare suo padre; il signor Yu, che non sembra capire un cazzo di suo figlio; oppure te, che metti certe idee azzardate in testa ai ragazzini di belle speranze.»
Jin Wu si imbroncia per un paio di secondi, poi ridacchia. «È un’idea eccellente, invece. Non è colpa mia se il signor Yu non apprezza» protesta divertito.
«Naturalmente» conviene sarcastico. Rinserra appena la stretta delle braccia attorno ai fianchi del compagno e sospira. «Potrei… forse…»
Jin Wu l’osserva incerto. «Cheol?» dubita.
Kim Cheol solleva lo sguardo e lo punta in quello di Jin Wu. «Pensavo di chiedere al mio capo.»
Jin Wu sgrana gli occhi. «Sei matto? Che diavolo potrebbe pensare? Sembra già tremendamente sospettoso e fin troppo curioso…» Tentenna, aggrotta la fronte e scuote la testa. «Ora che ci penso, vi somigliate abbastanza, voi due» commenta ironico.
Lo fissa sorpreso e abbastanza dubbioso. Non è certo se si tratti di un complimento oppure di un insulto. Per ogni evenienza, mette il broncio. «Non sei divertente» protesta.
«Forse no, ma devi ammettere che un po’ è vero» replica, grattando piano le unghie contro la sua nuca e guadagnandosi un mormorio felice.
«Non ho idee migliori. E inoltre ce ne servono due. Chi diavolo ce li ha tutti quei quattrini? Non riusciremmo ad arrivarci neppure se chiedessi l’anticipo del mio stipendio di un anno.»
Jin Wu annuisce. «Io ho già controllato e non raggiungo neppure la metà del necessario» ammette frustrato. «Servirebbero altri raid, ma mi porterebbero via troppo tempo per racimolare il denaro di cui ho bisogno.»
«Possiamo provare, Jin Wu» insiste con cautela. «Possiamo… parlargli e…»
«E cosa? Tu immagini che sborserebbe quella cifra astronomica solo per la tua bella faccia?» bercia stizzito.
Kim Cheol lo fissa un lungo momento, poi sogghigna. «Forse per la mia no, ma ho il presentimento che per la tua lo farebbe volentieri.»
Jin Wu sgrana gli occhi e si scosta bruscamente. «Ma che… ?! Kim Cheol! Che razza di idee ti vengono in mente?»
Kim Cheol ride. «Ehi, calma. Scherzavo. Beh, più o meno. Comunque la cosa mi roderebbe abbastanza. Tu sei solo mio!» esclama, rinserrando la stretta (un po’ troppo).
«La tua possessività ti perderà, un brutto giorno. E ti faccio presente che sono un essere umano e non appartengo a nessuno» borbotta piccato.
«A me sì, almeno un pochino» insiste piagnucoloso. Jin Wu sospira esasperato, ma ha un lieve sorriso che gli arriccia le labbra, quindi non è troppo contrariato. «Permettimi di provare» insiste ostinato.
«Vorrà qualcosa in cambio» prevede cupo.
Kim Cheol annuisce. «Credo di sì. Ma potremmo scoprire che non si tratta di una richiesta eccessiva» considera ottimista.
Jin Wu lo soppesa lungamente ed espira vinto. «D’accordo» capitola, non vedendo altre vie d’uscita praticabili.
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Yun Ho rimane qualche eterno minuto a fissare il giovane tanker, immobile e con un’espressione totalmente basita in volto. Quando il cacciatore Kim ha nuovamente domandato un colloquio, si è ritrovato un po’ perplesso, perché era ormai certo che non avrebbe più avuto notizie di quei due ragazzi, non di prima mano almeno. Tuttavia, ora che, al contrario, se lo ritrova davanti, ha delle serie difficoltà a credere a quanto appena udito. E poi si ritrova a riflettere che il cacciatore Seong dev’essere davvero disperato, per essersi spinto a tanto.
Ma Yun Ho è anche e soprattutto un animale curioso, e deve assolutamente venire a capo di quella storia totalmente ingarbugliata, o almeno tentare di capirci qualcosa in più. Sospira, arruffandosi i capelli.
«Cacciatore Kim» esordisce incerto.
«Volete licenziarmi?» si informa il ragazzo, con un’occhiata mesta.
Yun Ho batte le palpebre, interdetto, poi sbuffa una mezza risata. «No, non voglio licenziarti. Mi dicono che sei un cacciatore in gamba e io non ho motivo di dubitarne. Tuttavia…» Osserva il giovane tanker tendersi di riflesso e si domanda cosa diavolo possa pensare di lui, se quella è la normale reazione alla sua sola voce. «Cacciatore Kim, non sarò forse perspicace come alcuni dei miei colleghi, questo non significa che non possa intuire che ci dev’essere molto più di quello che posso vedere, dietro la tua richiesta. Quindi, ecco, facciamo così: perché non trattare direttamente con il diretto interessato? Pensi che si possa organizzare un incontro con il cacciatore Seong?»
Kim Cheol non ha un’espressione troppo felice. Peggio, sembra addirittura rassegnato. Contro ogni previsione, il ragazzo annuisce.
«D’accordo. Proviamo» accetta. E recupera il suo telefono dalla tasca della giacca, spulciando la rubrica e digitando in fretta qualcosa. Poi… sogghigna, sbalordendo suo malgrado Yun Ho. «Jin Wu ha risposto» annuncia, voltando lo schermo del telefono nella sua direzione.
Yun Ho è di nuovo senza parole e, a quel punto, abbastanza disorientato: la risposta di Seong Jin Wu sono delle coordinate.
