Chapter Text
Quel novantaseiesimo piano non offre loro alcuna sorpresa, rispetto agli scontri precedenti. Sì, forse la famiglia che lo controlla è leggermente più potente rispetto alle altre più in basso di loro, ma di sicuro non a sufficienza da potersi permettere di contrastare l’esercito dei soldati ombra del cacciatore Seong che, quel giorno, sembra un vero demonio, in barba alle creature che abitano quel dungeon. Ha fretta, Jin Wu; vuole superare velocemente i quattro piani che lo separano dalla vetta e scontrarsi con il boss di quel postaccio, per entrare finalmente in possesso dell’ultimo, agognato ingrediente per creare l’elisir che, lo sperano con tutto il cuore, riporterà a casa la madre.
Nonostante Kim Cheol sia effettivamente più potente di quando si sono incontrati per la prima volta in quel red gate, quel giorno stenta abbastanza a stare dietro al compagno e, dopo aver raso al suolo il novantottesimo piano, riesce a fatica a fermarlo prima che raggiunga il cerchio magico di trasferimento verso l’alto e lo fissa allucinato.
«Che c’è?» borbotta Jin Wu, trattenendosi a stento dal divincolarsi dalla presa di Kim Cheol.
«Non ne ho idea. Dimmelo tu» replica ansioso.
Jin Wu inarca le sopracciglia, incerto. «Stiamo perdendo tempo» protesta flebile.
Kim Cheol lo fissa sbalordito. «Stai scherzando? Hai spazzato via gli ultimi due piani in meno di tre ore, Jin Wu! Tre cazzo di ore. E questo è ancora un dungeon di livello S.»
«Ho solo fretta di completarlo e—»
«Lo vedo perfettamente che hai fretta» lo interrompe bruscamente. «Sei troppo veloce. E io sono ancora un dannato essere umano. Se non presto la dovuta attenzione, finisco a marcire nell’inferno dei cacciatori, non so se ti è chiaro.»
L’occhiata disorientata di Jin Wu gli suggerisce che no, non gli era affatto chiaro, almeno non fino a quel momento.
«Io…» tentenna incerto. Poi le sue spalle si afflosciano, rilasciando buona parte della tensione che le ha mantenute contratte in quelle ultime ore. «Mi dispiace, non intendevo metterti in difficoltà» soffia con voce flebile.
Kim Cheol sospira. «Abbiamo tre giorni. Tre interi giorni, Jin Wu, non una manciata di minuti. Possiamo permetterci di dosare le forze. Non dobbiamo per forza trucidare tutti nelle prossime ventiquattro ore.» Jin Wu si limita ad annuire, l’espressione tirata e lo sguardo basso. Gli si fa accosto e si sporge, posando un lieve bacio sulle sue labbra contratte. Il piccolo ansito che ottiene lo fa sorridere. «Penso che anche tu sia ancora piuttosto umano, non è vero?»
Jin Wu lo fissa incerto, poi sbuffa una piccola risata incredula. «Immagino di sì» concede, in un flebile mormorio imbarazzato.
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Si sono concessi una breve pausa per rifocillarsi e tirare il fiato, poi il cacciatore Seong ha iniziato a giocare con i suoi pugnali e a fissare il penultimo piano sopra le loro teste, e Kim Cheol non ha impiegato molto a capire l’antifona.
«Va bene, guastafeste. Andiamo pure a fare il culo all’ultima famiglia di demoni con la puzza sotto il naso. Ma scordati che io ti segua fino all’attico oggi stesso. Mi metterò nell’angolo meno schifoso che riuscirò a trovare e dormirò per le seguenti sei o sette ore» sbotta contrariato.
Jin Wu si mordicchia le labbra, a disagio. «Sono un disastro, vero?» tentenna, con l’aria di un cane bastonato.
Kim Cheol sbuffa e leva gli occhi al cielo. «No, non lo sei. Ma certe volte sei una gran rottura di coglioni, invece.» Jin Wu ridacchia come un monello di cinque anni. Kim Cheol allarga le braccia, esasperato. «Andiamo! Prima li ammazziamo, e prima potremo riposarci in santa pace fino a domattina. Almeno il mio capo e tua sorella non potranno dire che ci siamo trattenuti più del dovuto. Come se stessimo qui a girarci i pollici tutto il tempo!» protesta, trascinando il compagno verso l’ennesimo cerchio magico.
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L’ultima famiglia di demoni aristocratici è caduta quella sera stessa. Se ci riflettono con attenzione, gli unici rimasti in piedi sono quelli dell’ottantesimo piano a cui hanno proposto la vita in cambio del permesso di salita. Bizzarro, ma in fondo nessuno li ha mai obbligati a sterminare ogni singolo demone lungo i loro cammino, giusto?
«Quel tuo sistema psicopatico non se la prenderà a male se abbiamo lasciato in circolazione dei demoni, vero?» finisce per inquietarsi Kim Cheol, mentre cenano fissando l’ennesimo campo devastato dalle fiamme e dal loro recente assedio.
Jin Wu lo adocchia, incuriosito. «Non mi ha dato alcuna missione. Dovevo solo raggiungere l’ultimo piano per ottenere quel che mi serve. Quindi no, non siamo affatto obbligati a lasciarci indietro unicamente cadaveri» pensa corretto di tranquillizzarlo.
«Che meraviglia» bercia. Poi sbadiglia sonoramente e si appoggia alla spalla di Jin Wu. «Sonnellino» borbotta, prima di addormentarsi di botto.
Batte le palpebre, incerto, e lo fissa un lungo momento, mentre le sue labbra si piegano in un lieve sorriso. «Buon riposo» mormora, appoggiando un piccolo bacio sulla sua fronte.
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Il centesimo piano è buio e la cenere non è più semplice pulviscolo che impregna l’aria, ma cade in soffici fiocchi dal cielo, come se si trattasse di neve, ma neve tiepida che si sgretola sulla pelle. Le fiamme sono ormai spente, lasciando solo desolazione e freddo.
Kim Cheol storce il naso, per niente rassicurato. «Il capo di questo posto deve avere dei seri problemi mentali» commenta schifato.
Il cacciatore Seong, al suo fianco, non sembra affatto più tranquillo di lui. Si guarda intorno con ansia. Forse riesce a percepire, da qualche parte, la presenza del demone che cercano. E forse, quando le sue spalle si tendono, potrebbe averlo ritrovato.
«Presta molta attenzione» soffia, assottigliando gli occhi.
Kim Cheol annuisce e attende, sapendo che non ne avranno per molto. Infatti, a dar loro ragione, qualche momento dopo l’aria cupa e silenziosa viene scossa da un urlo bestiale, quasi un ruggito, giudica. Infine lo scorgono: un grosso volatile chiaro nel cielo buio. Sembra quasi un’enorme lucertola con le ali, e si sta dirigendo dalla loro parte. Che sia quello il capo dei demoni?
«Dietro la sua testa» mormora Jin Wu.
Ah! Ora che il compagno gliel’ha fatto notare, dietro le affusolate corna della lucertola volante si scorge una figura umanoide. Ecco, decisamente dev’essere quello il famoso re dei demoni. Mentre i nuovi arrivati si fanno man mano più vicini, nota che il demone indossa un’armatura, come quella dei guerrieri aristocratici, ma più elaborata.
Nel frattempo la lucertola è atterrata e li fissa con sospetto, mentre il suo cavaliere balza a terra con leggerezza e si prende qualche momento per studiarli. Poi, senza nessun preavviso, lancia quello che ha tutta l’aria di un ordine e, un attimo dopo, attorno a loro si spalancano decine o, forse, centinaia di portali dai quali fuoriescono altri demoni.
«Che palle» sibila Kim Cheol, seccato.
Il cacciatore Seong sogghigna. «Ci sarà un po’ da lavorare, oggi» conviene, convocando il suo esercito di soldati ombra al gran completo.
«Ah, beh, se va fatto, tanto vale…» si rassegna, rimboccandosi idealmente le maniche e preparandosi all’ennesimo scontro in campo aperto. «’Fanculo» borbotta, sollevando lo scudo e facendo oscillare nell’aria l’ascia affilata. «Mi devi una cena come si deve, cacciatore Seong» lo avverte, imbronciato.
Jin Wu annuisce, sfoderando i suoi pugnali. «Contaci» conferma, con un sorriso eccitato, prima di scattare avanti e falciare ogni singola creatura magica che gli si para di fronte.
