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Italiano
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Published:
2025-09-05
Updated:
2026-06-03
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91,744
Chapters:
70/?
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98
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70
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Riavvolgere il tempo

Chapter 67: 67 - La telefonata

Chapter Text

Gli manca il fiato. Per un lungo, eterno istante, sente di non essere in grado di respirare. Stringe i denti, con forza, e le sue dita si contraggono contro il freddo metallo dell’armatura ormai in pezzi che ancora ricopre il corpo di Kim Cheol. Un violento singhiozzo lo scuote. Strizza gli occhi. Cerca un nuovo equilibrio, senza realmente trovarlo. Il suo sguardo vaga qualche momento su quel che lo circonda: si trovano ancora all’interno del Castello del Demone, nel campo aperto dell’ultimo piano. Espira, lentamente. Deve portarli fuori di lì; è l’unico suo pensiero coerente, al momento. Un pensiero alla volta, un passo alla volta. Di più, sarebbe troppo da gestire. Tutto insieme: totalmente impensabile.

 

Rammenta, in modo sfocato, la pietra runica di cui gli parlava il sistema prima di andare a caccia del capo del dungeon. Qualcosa a che fare con un’abilità di classe? Fruga nella memoria ma non trova nulla. Così si risolve a interpellare ancora una volta il sistema: scambio ombra, qualcosa che, sulla carta, ricorda il teletrasporto.

 

«D’accordo» borbotta fra sé. «Proviamo.»

 

Prova. La pietra runica è nera (che sorpresa) e si sgretola nel suo palmo prima ancora che abbia il tempo di stringerla. Invece stringe a sé il corpo di Kim Cheol e prende un altro lungo respiro. Batte le palpebre, tentando disperatamente di placare la corsa incontrollata del suo cuore. Senza alcun risultato, stavolta. Si concentra allora su uno dei suoi soldati ombra all’esterno del dungeon; uno qualunque andrà più che bene, purché sia fuori da lì.

 

Le sue mani tremano, mentre rafforza la stretta sulle spalle di Kim Cheol, terrorizzato all’idea che possa non funzionare per entrambi. La sua voce trema, mentre pronuncia il comando per attivare lo scambio. Il suo cuore trema, mentre sprofondano nell’oscurità dell’ombra. Chiude gli occhi e un altro brusco singhiozzo lo scuote. Un istante dopo, quando i suoi occhi si riaprono, scopre di trovarsi ai piedi della torre Daesung.

 

«Il soldato che ho lasciato a guardia fuori dal dungeon» comprende, guardandosi attorno un po’ spaesato.

 

È ancora buio, nel mondo reale. O forse è già buio. Non ha idea di che ore siano. Non ha neppure idea di come allontanarsi da lì. Al momento la sua mente è abbastanza annebbiata e continua a incepparsi su un unico pensiero ricorrente. Sta ancora stringendo a sé Kim Cheol (il suo cadavere, gli suggerisce una piccola parte del suo cervello). Strizza gli occhi e l’ennesimo, brusco respiro gli fa vibrare il petto.

 

A tentoni, recupera dall’inventario del sistema il suo telefono. Le sue mani stanno ancora tremando, mentre lo accende. Ma chi può contattare, in quelle condizioni? Jin Ho no di certo; lo spaventerebbe a morte. Il capo Wu? Rabbrividisce al solo pensiero di quel che potrebbe comportare. Sta fissando lo schermo luminoso, senza sapere cosa fare, mentre una lacrima si stacca dalle sue ciglia e gli bagna la guancia. Il suo respiro trema e si affretta. Si sforza di non stringere la mano attorno al telefono, o finirebbe per disintegrarlo. Ma è così difficile.

 

Forse dovrebbe trascinarsi fino a casa a piedi? Ma poi? Come potrebbe mai spiegare a sua sorella quello che è accaduto? Impallidisce. Scuote vigorosamente la testa. No, impossibile.

 

Chiude di nuovo gli occhi e si lascia scivolare seduto a terra, ancora trattenendo a sé Kim Cheol, la cui pelle si sta già raffreddando. Un pensiero fugace lo coglie. O forse si tratta di un ricordo. Il ricordo di una voce che chiede loro di essere prudenti. Un piccolo gemito tremante sguscia dalle sue labbra. Solleva la testa dal petto martoriato di Kim Cheol e torna a fissare lo schermo del telefono. Piano, con attenzione, va in cerca di un contatto che gli ha salvato in rubrica il compagno (“Sai, per ogni evenienza” si era giustificato, settimane prima). Con il respiro ormai affannoso, fa partire la chiamata e si porta all’orecchio il telefono. Conta gli squilli a mente, mentre i suoi occhi sono inchiodati sul lieve sorriso che ancora aleggia sulle labbra ceree di Kim Cheol. Un’altra lacrima lascia i suoi occhi e precipita direttamente sul corpo del compagno.

 

— Sono Baek Yun Ho. Chi parla? — gli risponde infine, dopo l’ottavo squillo, una voce roca e assonnata.

 

Il suo petto viene scosso da un altro singhiozzo. Stringe le labbra, tentando di riprendere un minimo di controllo, se non altro per rispondere alla domanda dell’uomo che sta attendendo dall’altra parte della linea.

 

«S-sono… S-Seong Jin W-Wu» balbetta, mentre il suo respiro si fa erratico e il telefono trema contro il suo orecchio.

 

Può quasi sentirlo, il cruccio che contrae i lineamenti dell’uomo. — Cacciatore Seong? — è la domanda dal tono stranito che lo raggiunge a fatica nelle nebbie in cui è ormai impantanata la sua mente. — Che cosa è successo? — si allarma a quel punto Baek Yun Ho.

 

E quella è in assoluto la peggior domanda che potessero fargli in quel preciso momento. Per quanto tenti di impedirlo, non riesce a trattenersi oltre e scoppia in un pianto a dirotto, senza poter fare nulla per spiegare a sé stesso e all’uomo che lo sta ascoltando quel che sta passando.

 

‿︵ʚ◈ɞ︵‿

 

Yun Ho è appena impallidito. L’unica espressione che ha potuto spesso vedere sul volto del ragazzo gli ha raccontato per lo più di sospetto, in un’unica occasione ha ottenuto della sorpresa. Ora, invece, sta piangendo e, in base al tipo di suono che gli arriva dal ricevitore, immagina benissimo che la sua espressione fredda e stoica sia ormai andata affanculo. Il che significa che qualcosa di orribile dev’essere necessariamente accaduto.

 

Vorrebbe disperatamente avere accanto a sé Byeong Gyu, in quel momento. Lui sarebbe sicuramente più qualificato per gestire la situazione, saprebbe in che modo tranquillizzare il ragazzo e farlo parlare. Invece ha solo sé stesso su cui fare affidamento, e non è affatto sicuro di poter essere adeguato allo spinoso problema che si è appena trovato fra le mani. Tuttavia deve provarci, perché crede fermamente che ci sia un valido motivo che ha portato il cacciatore Seong a fare quella telefonata e, purtroppo per loro, non crede che si tratti di nulla di buono.

 

Trae un lento, profondo respiro, cerca a tentoni il suo materasso, dal quale si era svogliatamente alzato poco prima, e ci si lascia ricadere sopra. Chiude gli occhi, ascoltando un suono che gli è tristemente familiare, un suono che gli rammenta il giorno in cui lui e Byeong Gyu hanno perso Eun Seok. Qualcuno ha appena perso la vita, questo arriva a comprenderlo per istinto e il suo cuore si stringe di dolore.

 

«Seong Jin Wu» mormora appena, nel tono più pacato e delicato che gli riesca di imbastire. «Puoi sentirmi?» si accerta. Un piccolo, affannoso gemito è l’unica risposta che ottiene. Bene, non è perfetto, ma se non altro sa che lo sta ancora ascoltando. «Ho bisogno di sapere dove posso trovarti» tenta. Non è troppo sicuro di come otterrà quell’informazione, ma nutre ancora qualche esile speranza.

 

È suo malgrado sorpreso, quando il ragazzo gli offre una reale risposta, dopo aver tratto un sospiro tremolante. — D-Daesung. —

 

«La torre? Quella nel settore finanziario?» si accerta, perché non ha nessuna voglia di finire dall’altra parte della città per poi scoprire che non era la destinazione corretta. Però, a ben pensarci, non è la prima volta che il cacciatore Seong si fa trovare in quella zona, quindi le sue speranze si rinfocolano.

 

— Sì. —

 

È appena un alito, più che una vera conferma. Ma l’udito di Yun Ho è sempre stato di molto al di sopra della media e, per lui, quel misero è più che sufficiente.

 

«Sto arrivando» annuncia secco.